sabato 25 settembre 2021

Smart Working: perchè non possiamo tornare indietro

Smart working, smart working, smart working ! 
E' l'argomento di cui più si dibatte da quando è iniziata, ahinoi, la pandemia. 
Schiere di favorevoli e contrari che discutono sui social di questa nuova modalità di lavoro venuta alla ribalta nel marzo 2020 e che è diventata la modalità di lavoro ordinario. 

Ma perchè c'è una forte avversione verso il lavoro da remoto ? Perchè, in tutti i modi, si dà addosso ai dipendenti della PA appellandoli come fannulloni, scansafatiche, ruba stipendio e frotte di persone esortano il ministro Brunetta a far tornare i dipendenti in ufficio ? 
I motivi sono tanti e tutti estremamente banali e semplici: 
  1. L'utenza della PA ignora, ovviamente, come sono organizzati gli uffici e i sistemi e le procedure in uso;
  2. L'utenza utilizza la tecnologia (smartphone, computer, tablet) non per interfecciarsi con la PA ma per scattarsi fantastici selfie e cercare porno in rete dimenticando che ci sono strumenti come la PEC, lo SPID e PagoPA che hanno permesso, all'utenza, di non fare più file alla posta per spedire documenti o pagare bollettini e che l'accesso alla PA è garantito da uno strumento semplice e univoco;
  3. La campagna denigratoria tout court di una certa informazione (basta accendere Rete4 dove ci sono personaggi di cui nessuno ricorda l'attività lavorativa, se non quella parlamentare, che blaterano sciocchezze a ripetizione o altri personaggi il cui unico lavoro è stato quello di campare alle spalle di qualche editore, foraggiato dallo stato, che gli ha permesso di andare in tv, sui giornali o nelle librerie a diffondere sciocchezza su qualsiasi argomento;
  4. Le lobbies dei bar e delle tavole calde che gravitano attorno agli uffici. Sembrerà una banalità, ma questi signori hanno un grosso peso a livello politico e qualche politicante bipolare, che in parlamento fa una cosa e in piazza un'altra, fomenta l'odio sociale tra categorie. 
    Ma se pensiamo di reggere l'economia di un Paese su un caffè al bar o sul pranzo pagato con i buoni pasto....beh, spero vivamente che il sistema Italia fallisca al più presto;
  5. Ultimo, ma non per importanza, l'odio viscerale del ministro Brunetta che ad ogni esternazione non fa altro che galvanizzare le truppe del NO SMART WORKING. 
    Ma il ministro Brunetta, così facendo, dimentica, suo malgrado, la battaglia che condusse, sempre da ministro della Funzione Pubblica, già nel 2001 quando si battè per la modernizzazione del Paese. E ora vuole che si ritorni agli anni '70? All'epoca del ragionier Fantozzi ? Si, perchè Brunetta, con ogni suo proclama, restituisce al popolo italiano  una immagine del dipendente pubblico del tutto simile a quella raccontata da Paolo Villaggio nei suoi libri e nei suoi film. 
    Ma il dipendente pubblico non è quello di 50 anni fa e gli strumenti a disposizione non sono quelli di 50 anni fa
Piuttosto che fare campagne denigratorie a tutti i livelli, sarebbe corretto analizzare i numeri e capire se lo smart working, anzi lavoro da remoto, ha realmente funzionato oppure è stato un flop. 
Come fare ? 
Basterebbe fare i conti della serva ! 

Quanto ho speso per la gestione degli uffici pubblici ? 
Quanto ho risparmiato con lo smart working ? 
Quanto ho prodotto con lo smart working ? 

Per fare una analisi seria della questione, il ministro della funzione pubblica dovrebbe convocare i presidenti dei grandi enti di stato, i responsabili delle strutture amministrative locali e numeri alla mano valutare la situazione. 
Non si può prestare orecchio alla piazza ! La piazza è forcaiola per definizione e lo è tanto verso chi sta in piazza tanto verso chi è nel palazzo. Dipende dal momento e dalla convenienza di ognuno ! 
Quindi prima di dire: TUTTI IN UFFICIO, che sembra più il titolo di un film, sarebbe il caso di analizzare con attenzione la situazione e dopo decidere il da farsi. 
Bene fece, per esempio, il ministro Dadone che con i P.O.L.A. (Piani Operativi Lavoro Agile) demandava il ritorno in ufficio ai vari dirigenti, gli unici a conoscere realmente l'entità e le modalità di svolgimento del lavoro, gli unici ad avere contezza del grado di informatizzazione di ogni ufficio e delle procedure in essere per l'espletamento del lavoro. 
Il compito di un ministro non è fare il capoufficio col frustino in mano ma è quello di dare le direttive  affinchè gli uffici funzionino e lavorino tutti allo stesso modo. 
Alcuni necessitano veramente della presenza, basti pensare ai tribunali, ai comuni, a tutti quegli enti dove il grado di informatizzazione e di uso della tecnologia è rimasto agli anni '90 ma altri non manifestano le stesse esigenze e necessità. 

Ma poi, la cosa più stridente è la coesistenza, nello stesso governo, di un ministro per l'innovazione tecnologica che vuole modernizzare e informatizzare il Paese e portarlo nel 2050, con un ministro che vuole riportare l'Italia agli anni '70.

Lo smart working, in molte realtà lavorative, ha rappresentato la svolta non solo per il miglioramento del lavoro, della produttività  e dell'efficienza di ognuno, ma anche in termini di risparmio economico. 
Si, perchè la Pubblica Amministrazione deve essere ispirata ai principi di efficienza ed economicità e per fortuna gli strumenti per verificare l'efficienza, la produttività e il controllo ci sono.....basterebbe saperli usare ! 






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